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Cervinia ieri e oggi

Il comprensorio sciistico di Breuil Cervinia é tra i più grandi e spettacolari d'Italia: 350 km di piste si snodano tra stupende montagne (tra cui Cervino e Monte Rosa) e collegano le località italiane di Cervinia e Valtournenche con la svizzera Zermatt nello ski area Matterhorn Ski Paradise (Cervino in tedesco è detto Matterhorn). Attenzione: per valicare il confine occorre un documento d'identità valido e lo skipass con l'estensione per il versante svizzero.

 

Per la sola Cervinia si annoverano 46 piste per 150 km. Tra le piste per lo sci alpino degna di nota è la Ventina, lunga 11 km, che percorrendo l'omonimo ghiacciaio scende dal Plateau Rosà fino a Cervinia, a 2000 m. I pendii sono principalmente piuttosto dolci, sono poche le piste veramente difficili. Fanno eccezione la nera del Cervino nella zona del Cretaz e l'area Cielo Alto. Interessante l'itinerario sciistico sui ghiacci perenni del Theodulo. Per gli amanti dello snowboard, a Plan Maison, c'è l'Indian Park. Ottimo è anche l'innevamento; grazie all'altezza delle piste la neve si mantiene sempre in ottimo stato e permette anche lo sci estivo, sul Plateau Rosà, con 26,5 km di piste. Fortunatamente il turista non dovrà soffrire il freddo grazie alla presenza di 2 ovovie, 5 seggiovie coperte ed una funivia con una capienza di 140 persone. Nel corso degli anni Cervinia è stata interessata da un importante processo di razionalizzazione degli impianti che ha portato ad una considerevole riduzione del loro numero cercando di mantenere la medesima area sciabile grazie ad impianti più lunghi e non duplicati.

 

Per il fondo vi sono 3 km di piste a Breuil-Cervinia, a 2050 m, all'ingresso del paese; a Valtournenche, in località Champlève (1524 m), si trova un anello di circa 4 Km. La pista di fondo di Maen, infine, (frazione a 3 km da Valtournenche) si snoda per 6,5 km su un percorso di neve naturale. Per informazioni contattare lo Sci Club Cervino Valtournenche +39 0166 945100     

 

Il paese di Cervinia offre molte opportunità: dallo snow bike al kite surf, dalla motoslitta all'eliski, ai centri benessere, alla vita notturna.

 

Ai piedi del nobile scoglio, circondati da un panorama unico per bellezza ed esposizione del percorso, d'estate si gioca, in abbinata o come alternativa allo sci dei tremila, sul campo a 18 buche del Golf Club del Cervino. A 29 km da Châtillon (casello autostrada Torino-Aosta), 53 km da Aosta, 125 km da Torino, 170 da Milano.
Altitudine: 2.050 m s.l.m.

 

fonte : www.dovesciare.it

 

LA STORIA

LA CONQUISTA DEL CERVINO DI FRONTE AL CERVINO, DOVE SI CONCENTRA LA POTENZA DEL MONDO 


A distanza di 150 anni la storia della prima ascensione del versante italiano del Cervino appare più come un noir alla Simenon che come la cronaca di un’impresa temeraria.

Tutto si fonde in questa storia: dallo spirito di avventura dei primi grandi scalatori ai sentimenti patriottici per un’Italia da poco unita fino all’analisi dei sentimenti umani e delle emozioni vissute. I protagonisti di questa storia, pur nella loro diversità, sono cresciuti in un ambiente in cui la natura ha esercitato una forte influenza sul loro carattere, facendoli diventare alpinisti animati dal desiderio di conquista, ma rispettosi della montagna.

Carrel è come Nansen e Amundsen, nati con gli sci ai piedi, cresciuti a stretto contatto con la natura, capaci di sviluppare quell’istinto alla sfida che li ha indirizzati verso le loro scelte di esploratori. Si tratta di uomini che hanno dedicato la loro vita alla montagna, che hanno sviluppato la capacità di vivere in armonia con una natura tanto bella quanto impegnativa e difficile da conquistare.

E’ questa infatti la parola che più ricorre in questa storia, “conquista”, nel senso più ampio del termine: conquista di una cima, conquista di un traguardo, conquista di un profondo senso di libertà. Questa è la storia di un uomo e della sua montagna, è il racconto di un’impresa “che fece la storia”.

Questa è la storia di Jean-Antoine, detto il Bersagliere. Nacque il 17 gennaio 1829 nel villaggio di Crétaz (frazione di Valtournenche, Aosta); viene considerato per antonomasia "la guida alpina del Cervino". Rientrato nella sua valle al termine del servizio militare di leva, nel 1857 iniziò i tentativi di scalata del Cervino, salendo per primo la Testa del Leone con lo zio Jean-Jacques Carrel e l'abate Gorret.

Da allora furono quattordici tentativi di salita per la cresta italiana del Leone ed otto di essi ebbero come protagonista Carrel; ma dal 1858 al 1863 tutti i tentativi non riuscirono a superare la Crête du Coq, dove Carrel arrivò la prima volta il 29 agosto 1861. Proprio nel 1861 era comparso al Breuil, ai piedi del Cervino, l'alpinista inglese Edward Whymper che, dopo aver scelto Carrel come guida per il tentativo del 23 luglio 1862, fallito per il cattivo tempo, lo considerò il suo più grande antagonista, stimandone tuttavia le doti di grande scalatore.

A questo punto della storia è necessario ricordare l’importanza di questa impresa anche da un punto di vista storico e civile per l’Italia di quegli anni. Carrel infatti nel 1864 si era impegnato a Biella con Quintino Sella - ideatore e fondatore del Club Alpino Italiano - a preparare la scalata dal versante italiano del Cervino con l'ingegner Felice Giordano o con lo stesso Quintino Sella.

Nonostante una stagione sfavorevole per il cattivo tempo, un giorno del 1864 Carrel avvisò Sella della possibilità di scalata; malauguratamente né Sella né Giordano erano disponibili ed il 1864 trascorse senza nessun tentativo.

L’11 luglio 1865 Carrel iniziava i preparativi per il trasporto dei materiali necessari in parete ed il 14 luglio con i conterranei Antoine-César Carrel, C. E. Gorret e Jean-Joseph Maquignaz raggiungeva il punto massimo delle scalate precedenti, ma a un'ora troppo avanzata per portare a termine la scalata e raggiungere la vetta.

La cordata decise così di fermarsi ad un punto più basso per riposare. Un documento storico ricorda il tentativo del 14 luglio 1865. In una camera dell’albergo Giomein, l’ingegnere Felice Giordano [N.D.R. uno dei fondatori del CAI] scrive al Ministro delle finanze Quintino Sella: “Caro Quintino, con un espresso ti mando un dispaccio a St. Vincent, distante di qui sette ore di cammino; intanto, per sicurezza, ti mando anche la presente. Oggi alle 2 pomeridiane con un buon cannocchiale vidi Carrel e soci sull’estrema vetta del Cervino; con me li videro altri; dunque il successo pare certo, e ciò malgrado vi sia stato ier l’altro un giorno di pessimo tempo che coprì il monte di neve. Parti dunque subito, se puoi, od altrimenti telegrafami a St. Vincent. Figurati che non so neppure se tu sei a Torino! Da otto giorni non ho più notizia alcuna di costà; scrivo dunque a caso. Se tu non vieni, o non telegrafi entro domani, io ascenderò per piantare là su la nostra bandiera, per la prima”. 

Tuttavia, mentre Giordano scriveva queste liete parole, il 14 luglio 1865 sulla vetta comparvero le figure di sette alpinisti: erano Edward Whymper - che aveva deciso di scalare il Cervino per la cresta svizzera dell'Hörnli - con le guide Michel Croz, Peter Taugwalder e suo figlio, i compagni occasionali Charles Hudson, lord Francis Douglas ed il signor Hadow, tutti inglesi. La cordata al rientro subì un gravissimo incidente dal quale si salvarono solo Whymper e i due Taugwalder.

Il tragico evento, seguito da un processo nel quale la causa della tragedia fu attribuita ad una corda difettosa, ebbe molta risonanza nel mondo alpinistico e non solo, lasciando un segno indelebile nella coscienza dell'alpinista per tutto il resto della sua vita.

Così, il 15 luglio, allo stesso tavolo dell’albergo Giomein, Giordano costretto a rettificare, scriveva mestamente a Sella: “Caro Quintino, ieri fu una cattiva giornata, e Whymper finì per spuntarla contro l’infelice Carrel”. Rientrati al Breuil gli italiani sotto gli incitamenti dell'ingegner Giordano e dell'abate Gorret riformavano una comitiva composta da Carrel, Jean-Baptiste Bich, detto Bardolet, Amé Gorret e Agostino Meynet.

Partiti nuovamente il 16 luglio, dopo aver bivaccato alla Gran Torre, il 17 luglio 1865 raggiungevano rapidamente la base della Testa del Cervino trovando una via sul versante nord; fermatisi Gorret e Meynet per facilitare il ritorno di Carrel e di Bich, questi raggiungevano rapidamente la vetta.

In pochi giorni, la vetta del Cervino, l'ultima montagna di 4.000 metri sulle Alpi non ancora scalata, era stata finalmente raggiunta da due versanti. Dalla conquista del Cervino, Carrel dedicò molta parte della sua vita alla valorizzazione della via italiana del Cervino.

Assunse nel 1867 l'incarico per la costruzione del rifugio alla "Cravate" a 4.114 metri, costato 585,50 lire, somma raccolta con una sottoscrizione fra alpinisti italiani e stranieri e personalità della Valle d'Aosta; lo stesso Carrel vi concorse con 10 lire, e così pure molte delle guide di Valtournenche! Il 26 agosto 1890, di ritorno dalla capanna del Cervino, con l'alpinista Leone Sinigaglia e la guida Carlo Gorret, poco sotto il Colle del Leone, a quota 2.915, dopo aver diretto la sua cordata per sedici ore in mezzo alla tormenta, Carrel moriva per collasso.

Al suo nome è stata dedicata la Punta Carrel (tra la Testa del Leone e la Dent d'Hérens, Alpi Pennine) ed il nuovo rifugio poco distante dalla vecchia capanna "Luigi Amedeo" sulla cresta italiana. Le Guide del Cervino: come salire alla Capanna Carrel! La scalata del Cervino, come affermano le Guide del Cervino, regala ancora oggi emozioni indimenticabili ma è necessario essere alpinisti esperti per ripetere l’impresa di Carrel.

Si tratta di un’ascensione lunga e faticosa, per raggiungere il rifugio privato Oriondé (ex Duca degli Abruzzi) situato ai piedi del Cervino (m.2802) è necessario percorrere la carrozzabile con numerosi tornanti che sale da Cervinia oppure sfruttare la cabinovia di Plan Maison e percorrere successivamente il sentiero che sale al rifugio tagliando da destra a sinistra le morene alla base della parete Sud del Cervino.

E’ necessario poi seguire il sentiero che sale a sinistra del rifugio, prima su erba e poi su detriti, e raggiungere la Croce Carrel (m.2920), luogo in cui Jean-Antoine Carrel morì dopo aver portato in salvo i suoi compagni Carlo Gorret e Leone Sinigaglia in seguito alla sua ultima discesa dalla Cresta del Leone a causa di una furiosa tormenta di neve.

Per continuare la salita è utile rimontare il dosso dove è posta la croce e proseguire per balze rocciose seguendo qualche piccolo ometto di pietre, infine immettersi in un ripido pendio detritico che porta alla base di una serie di canali che solcano una parete rocciosa verticale.

Portarsi poi a destra di una targhetta nera e salire un canalino roccioso quasi verticale con la parete destra strapiombante e nerastra. Uscire a sinistra su una crestina facile ma esposta (passi di II, qualche masso mobile). Seguire il vago crestone caratterizzato da una successione di placche e gradoni coperte da molto detrito instabile, superare una targa di colore bianco e raggiungere una crestina più affilata, salirla interamente fino ad un ripido nevaio sotto alla parete terminale della Testa del Leone.

Traversare ora a destra e raggiungere un marcato spigolo, continuare la traversata verso destra in direzione del Colle del Leone, procedere a mezza costa su un pendio detritico di massi instabili, oltrepassare un infido canalino e senza perdere quota raggiungere il Colle del Leone a quota m.3581, alla base della cresta Sud Ovest del Cervino. Traversare qualche metro sulla destra e salire dei gradoni di roccia rossastra, proseguire a sinistra su pendio detritico e raggiungere una zona di placche a gradoni caratterizzate da striature orizzontali bianche e gialle. Da questo punto è consigliabile legarsi e procedere in conserva cordata.

Superare i gradoni sulla sinistra (II) e raggiungere la base di una serie di placche fessurate molto abbattute (placche Seiler II+, chiodi). Superate le placche salire una serie di gradoni ed un breve diedrino (corde fisse), fino alla base del famoso diedro verticale di 12 metri denominato la Cheminée, crollato interamente nell'estate del 2003.

Poi si sale un muro leggermente strapiombante attrezzato con canapone e 3 gradini di staffa.

Si prosegue per un diedro abbattuto e si esce a sinistra su un comodo terrazzino. Traversare a sinistra e superare un breve canalino ghiacciato (chiodo con cordino), salire un pendio innevato e raggiungere la Capanna J.A. Carrel a quota m.3830, sul marcato crestone alla base della struttura rocciosa denominata Grande Tour.

 

Fonti bibliografiche sulla storia del Cervino e delle scalata: Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani Documenti storici della Comunità Montana Monte Cervino Oltre il Cervino. Hervé Barmasse, alpinista per scelta e tradizione, Ed. CVA Compagnia Valdostana delle Acque S.p.A., 2013 Fonti bibliografiche alpinismo: Buscaini G., Alpi Pennine Volume 2: Cervino - Alta Valpelline, Guida dei Monti d'Italia C.A.I.-T.C.I. Vannuccini M., I 4000 delle Alpi – Cinquantatré itinerari di salita lungo le vie normali, Nordpress Per l’ascensione dalla Cresta del leone oggi, Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Guido Della Torre Per le ricerche sul carattere dei grandi esploratori: Mirella Tenderini “Vita di un esploratore gentiluomo” (Corbaccio, 2006) Mirella Tenderini “La lunga notte di Shackleton” (Vivalda, 2004)